Tarsis




Il Percorso

Tratteggiare un Percorso sapendo che è possibile giungervi da qualsiasi porta si apra su di esso è Buona cosa per chi è consapevole che il cammino stesso si fonda su un Atto che è altra cosa da esso, un Atto Metafisico che realizza nel cuore dell’uomo ciò che nelle Tradizioni sacre autentiche – basate sulla Conoscenza di Sé e sulla sua lettura interiore – è definita la Liberazione, l’Illuminazione, l’Identità Suprema.
Quest’Atto dove può essere realizzato se non nel cuore dell’uomo? Dove può terminare se non nella forma dell’uomo? Dove può essere testimoniato se non nella vita dell’uomo, di “quell’uomo” e nel luogo della sua manifestazione? Chi pensa che tale Atto non possa essere testimoniato, se si è realizzato, non debba essere evocato al cuore degli attenti o che ciò sia segno di tradimento d’un segreto, esaltazione dell’io, presunzione della mente, narcisismo dell’anima o gioco d’un’illusione che illude per primo chi la comunica, non ha capito assolutamente nulla né dell’Atto Metafisico della Conoscenza di Sé, né della concezione che lo rappresenta né tantomeno del cuore dell’uomo che lo porta nella sua vita. E non ha capito nulla della Parola che lo esprime e della Verità che la anima in una delle molteplici forme del Suo Soffio. Indipendentemente dalla confessione religiosa al quale appartiene, indipendentemente dall’aspetto, essoterico o esoterico, col quale lo considera, nulla ha compreso se non ciò che la sua presunzione, non animata da quell’Atto d’essere Assoluto che fa d’ognuno Sé stesso, gli permette, attraverso le nebbie del suo io, di afferrare.
A parte i servi di Dio, puri.

Qual sia il percorso è presto detto: introdursi alla concezione Tradizionale presente nell’opera di Julius Evola [1] soprattutto attraverso l’approfondimento delle linee di pensiero da lui indicate alla fine del suo “Cavalcare la tigre” quando ricorda i suoi testi che trattano in particolare dell’aspetto spirituale dell’esistenza e del modo di approfondirlo. [2]

Andare a fondo della rappresentazione della Conoscenza di Sé come affrontata in alcuni testi di René Guénon quando chiarifica la Dottrina degli stati molteplici dell’essere. [3]

Concentrare il proprio pensiero sui dettami essenziali di ciò che Ananda Kentish Coomaraswamy definisce “Tradizione senza tempo” o, in altro modo, “Philosophia Perennis” attraverso lo studio dei testi che ne riportano l’articolazione intellettuale e i riferimenti simbolici. [4]

Avvicinare, per vederne l’ampiezza e la portata, l’opera di Henry Corbin, che apre una porta che dà sull’universo della concezione sciita dell’imamato all’interno dell’Islam nei suoi aspetti filosofici e spirituali. [5]

Accostarsi, all’interno dell’Islam sciita, illuminato dalla Figura dell’Atteso, del Salvatore, del Ben Guidato, al concepimento gnostico di chi ne ha irrorato la Tradizione, in varie forme, dall’inizio sino ad oggi. [6]

Entrare, attraverso tale “mondo spirituale”, nell’isola del Mistero dell’ Atteso e del Segreto che tale terra nascosta porta con sé, la cui argilla ha dato Forma e Vita a quelle Sorgenti d’Acqua Viva che si ricollegano alla Tradizione dei Quaranta “che sono i Veri Giusti d’ogni tempo e in ogni luogo il Salman del Momento che l’Acqua della Vita porta in Sé”. [7]

È un Cammino che è fondato sull’Atto d’Essere Assoluto che fa d’ogni uno Sé stesso, che s’è aperto una strada, col permesso e l’aiuto di Dio, verso quel Vaso che contiene il Succo dell’Accadimento Supremo “che val più di mille mesi”, che val più d’ogni altra cosa in questo mondo, e in ogni mondo. [8]

Il “contenente” è il cuore dell’uomo, il “contenuto” è quell’Atto che è “Luce su Luce” e “Pace sino allo spuntar dell’Aurora”. E da qualsiasi parte si entri in tale Percorso o ci si riunisca ad esso, alla sua Porta d’Entrata vi è sempre chi testimonia tale Atto avendolo realizzato in Sé e nel contempo vivendo per Esso e con Esso, in questo mondo, il mistero della “coincidenza degli opposti”, Mistero che fa dell’uomo un Uomo, Testimone dell’Invisibile e dell’Eterno Istante. I suoi due occhi sono Conoscenza e Vita, congiunti al loro centro dall’Ordine di Dio che basta che dica ad una cosa “Sii!” ed essa è.


Note:

[1] In ricordo di Julius Evola vedi “Il Filo” in Il Sentiero dei Lupi”. Pagina: I libri.

[2] Primo fra tutti “La dottrina del risveglio”. Vedi “Cavalcare la tigre” nota 1, p.209, ed. Scheiwiller; nota 4, p.181, ed. Mediterranee.

[3] Iniziando da “L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta”.

[4] Gioiello di sintesi è “Induismo e Buddhismo”.

[5] A partire da “Corpo spirituale e Terra celeste”.

[6] Per introduzione vedi “Uno gnostico sconosciuto del XX secolo”. Pagina: Testi curati.

[7] Sulla Sorgente che è sgorgata da Tarsis vedi “I Fogli dei Quaranta”. Pagina: I libri.

[8] Per comprendere ciò che noi intendiamo per tale Atto vedi “I Fogli dell’Arca”. Pagina: I libri.






14 maggio 2021


Eugenio Tabano nasce a Trieste il 16 ottobre 1956. Si occupa da decenni degli aspetti metafisici e spirituali della Ricerca Tradizionale della Conoscenza di Sé. All’inizio degli anni '90 stabilisce a Trieste il Centro Tarsis che orienta a tali temi. Ha pubblicato I Fogli dei Quaranta (Il Murice, Trieste, 2017), Il Sentiero dei Lupi (Le lettere scarlatte, Trieste, 2019), I Fogli dell’Arca (Le lettere scarlatte, Trieste, 2019) e Il Sigillo del Tempo (Audax editrice, Udine, 2021). È anche l’autore degli scritti che sono comparsi sul sito www.tarsis.it dal 2012 ad oggi.


Eugenio Tabano - Centro Studi Tarsis
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Rappresenta la Terra dei Lupi, che è la Terra dei Padri, che è la Terra dei Quaranta.

Il simbolo rappresenta quattro volte il Nome 'Alì.