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Il Filo

Trieste, 25 maggio 2014

Il Destino gli spezzò l’andare
non il cervello come fece a tanti
che emettono dei suoni senza senso
e scrivono di cose senza cuore
da luoghi della mente a loro oscuri.
Nel fondo di quei luoghi
si cela una matassa
che sciolto il nodo che la tiene stretta
proietta sullo schermo della vita
le sagome deformi della psiche.
Le Ombre di quei luoghi
rileggono la vita a loro modo
fornendole fantasmi a buon mercato
per colorare il filo dell’Intreccio
con il color del male tinto in casa.
Il Filo torto e oscuro
appone fosca veste ad Alte Idee
e le dipinge con colori falsi
mettendo in chiara luce
l’intento del Tintore.
Ma chi fra i tanti
che lessero le righe della Tigre
potè dirsi vicino al loro Senso?
Solo quei Rari che scelsero la Via
per la Chiamata di quell’Antico Nume
che fa la differenza fra i viventi.
Ma ciò che accadde un tempo accade sempre
quando vi sia il Reale ad orientare l’uomo.
Quindi sta attento e pronto
ad inseguir le Orme degli Antichi
mentre menti d’infante si guardano i calzari
fissi su terra dura e senza crepe
immobili e secchiti come Sale.
Fà come l’uomo memore dell’Inizio
più raro d’una Perla trovata in un Abisso
mentre colui che nega il suo Principio
abbassa fra le anche il proprio occhio
per poi scrutare in esso
la forma e il contenuto del suo atto.
Col Primo guarda avanti
dell’altro ch’è legione scorda i passi
e ascendi sino al Picco del Ricordo
che rende l’uomo degno d’esser nato.


* * *

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