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L'Ariete

Trieste, 2011

Si tengano le loro ossa
si tengano i loro luoghi di culto
si tengano la loro tradizione
i loro padri e le loro madri
secondo il loro sangue e la loro terra.
Son essi gli usurpatori d’una terra
che non è la loro
sconosciuta ai loro occhi così come
il cielo che la sovrasta e il mare
e i monti che le son d’intorno
così come lo Spirito d’un Dio
che dice ad una cosa Sii! Ed essa è.
Come i loro antenati così i figli
non s’inchinano davanti all’Uomo
Spirito di Dio in corpo di carne ed ossa
e Forma destinata del Suo Volto.
Si tengano le loro ossa
ché quelle del nostro sacro animale
ci cinge i corpi e ci racchiude dentro
come corazza antica donataci dagli Avi.
Abbiamo visto le larve decomposte
dei crimini dei Figli d’Abramo
che popolano questa città
ce li ha mostrati il Gufo della Notte
dal Becco di Ferro forgiato dal Fabbro
che c’ha aperto un occhio sul far del Bosco oscuro
al limitar del giorno
Grazie di cuore al Fabbro e alla sua Forgia
Egli ci ha confermato, appeso alla Parete,
che il loro fuoco non è del nostro Fuoco
venuto dall’immensa distesa di Neve
dove dal Ghiaccio sgorga
la Sacra Scintilla della Vita
la luce dei Primordi
dell’Ariete del Cielo, d’ˆAlî.
Accanto al Lupo della steppa
nella foresta di Betulle
stese son le corna dell’Alce Bianco
e le ossa della Grande Cerva
dopo il primo Amplesso
di cui siam Figli noi
rinati in forma umana
per l’Ultima Battaglia.


* * *

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