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Il Mistero

Trieste, 15 giugno 2018

Nel maggio di quest’anno sono quarant’anni che è iniziato l’ordinamento di un’esistenza dedita alla Testimonianza della Conoscenza di Sé, come tutte le Tradizioni autentiche la intendono, nel suo aspetto metafisico e spirituale.
E’ in tale occasione che, preceduta da I Fogli dell’ Arca (1991), I Fogli di Salman (1994) e I Fogli dei Quaranta (2017) qui si presentano I Fogli della Lode, raccolta di versi che danno compimento ai Fogli precedenti attraverso lo stabilimento di una Forma spirituale che può essere definita come una corrente autentica della Tradizione dei Quaranta che come detto in questo testo e in quello precedente "sono i veri giusti d’ogni tempo e in ogni luogo il Salman del Momento che l’Acqua della Vita porta in Sé".
I riferimenti presenti in questo testo alle ’Genti dell’Invisibile’, a coloro che sono 'degni di venerazione' o di Lode che i Quaranta esemplificano e al loro Signore, talvolta facente parte di essi talvolta ad essi sovrastante come due aspetti dello stesso Principio, seguono quelli de I Fogli dei Quaranta fornendo i dati necessari per orientarsi alla comprensione dei contenuti delle due raccolte di versi.
Nei Fogli della Lode il Signore dei Quaranta è chiamato Alî l’Altissimo e Adi il Primo, il Primordiale, l’Originario.
Colui che Salva è chiamato Alî Joshua e Sharfedine è il nome che personifica i Quaranta.
La frase Dine mine Sharfedine sta quindi per "La mia religione è quella dei Quaranta".
Narjs è la madre del Dodicesimo Imam, Girgis e Sarkis sono rispettivamente San Giorgio e San Sergio che nell’oriente prossimo, dall’Anatolia alla Siria e all’Iraq, in Armenia e in Georgia e nei luoghi limitrofi corrispondono a El-Khidr, il Verdeggiante, guida egli stesso delle Genti dell’Invisibile e custode della Fonte della Vita.
La Lancia di San Giorgio e l’Alabarda di San Sergio rimandano entrambe ad un simbolo esemplare di origine celeste, ad esse preesistente.
Il Soffio dei versi anima la figura del Dodicesimo, Colui che seguì l’Imam Alî Naqi decimo Imam e l’Imam Hasan Askari l’undicesimo, che risiedevano a Samarra in Iraq.
Kerbala, anch’essa in Iraq, è il luogo ed il segno della separazione netta della Religione del Vero da quella degli ipocriti e degli esclusivi che distaccano i precetti d’ogni Legge dal loro Spirito Vivente, lì il 10 ottobre 680 "il Giusto Immacolato" ovvero l’Imam Hoseyn "diede il Suo Santo capo a stirpi senza onore e senza gloria per loro eterna infamia e perdizione".
La figura del Saoshyant è la Persona del Salvatore Atteso che sigilla ogni Comprensione autentica della religione e di sé stessi al momento della sua Apparizione al cuore dei credenti. E’ attorno a lui che ruotano i versi che seguono, a sostegno di quanto già detto nei Fogli precedenti, a compimento della Forma della Corrente spirituale impiantata con Esso nel suolo di Tarsis, luogo e Centro della presente Testimonianza che come l’Alabarda di San Sergio ci ricorda, è l’aspetto spirituale di Trieste .
Ad introdurre alla Fonte d’Ispirazione sgorgata come Acqua della Vita dal suolo di Tarsis è la Persona di Salman, storicamente chiamato il Persiano, il Puro, che entrò a far parte della Famiglia spirituale del Sigillo dei Profeti. Salman, Simbolo Vivente della Tradizione Originaria che irrorò l’Islam, porta con sé l’Acqua della Vita ed è perciò anche chiamato Salsal, quella stessa Acqua che portava Jibril, Gabriele, l’Angelo e Spirito di Dio quando annunciava a Maria la Nascita dell’Uomo e a Muhammad la discesa del Libro (su di Loro la Pace), poiché com’è detto in Esso (Corano, XX; 92): "In Verità questa vostra religione è una religione unica: Io sono il vostro Signore, adoratemi!"
Questa stessa Tradizione Antica e Originaria è simboleggiata nel testo da Shams, il Sole spirituale, da Surya, la Terra del Sole e da Junus, il Profeta Giona che esemplifica in sé lo statuto delle Genti dell’Identità Suprema.


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