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La Coppa

Trieste, 25 maggio 2017

Per affrontare un testo che origina da una Sorgente Tradizionale e che ha in sé i Principi metafisici e spirituali che “incidono” la sfera sottile, e di conseguenza quella del mondo sensibile, è necessario avere un Orecchio e un Occhio che hanno in sé la potenza di uomini e donne “destinati” al Cammino che porta a quel Sé stesso che è chiamato dalle varie Tradizioni in molti modi ma che è essenzialmente Uno.
La Necessità che tali esseri portano nella loro vita è l’unico elemento che può far risuonare il loro cuore alla lettura dei versi che provengono da un’ispirazione spirituale che ha come origine il Sé.
Considerato però che ogni Discesa del Soffio che porta l’Acqua della Parola sfocia inevitabilmente in Immagini che danno Forma particolare alla Corrente della Tradizione Unica è opportuno, a chi volesse inoltrarsi nella comprensione di ciò che gli giunge all’orecchio, avere gli elementi necessari per collocare quell’ispirazione nel tempo e luogo della sua esistenza, per scoprire il suo legame col passato, anche remoto, e la sua spinta verso ciò che verrà, stabilendo così l’appartenenza del testo ad una precisa Corrente spirituale.
Nel caso dei Fogli dei Quaranta la Tradizione celeste, polare e solare che è provenuta “dall’Alto Kara al Basso Kara” e poi da lì, ad arco, è giunta sino a noi, può essere estratta dalle Immagini, dai Suoni e dalle Forme d’ordine spirituale che prendono corpo nella visione interiore di chi ascolta i versi e consuona coi loro contenuti.
Chi fosse sufficientemente libero da preconcetti e pregiudizi e si lasciasse guidare dal Soffio che risuona alla lettura dando forma a Figure esemplari che ritornano spesso nel corso del libro, scoprirebbe che ciò che tale Flusso di parole vuole significare è una Concezione Unica che proviene dalla Fonte della Prima Tradizione per giungere sino a noi attraverso le Parole Vere dei Giusti d’ogni tempo, non tocchi dal peccato dei popoli ai quali il Principio li destinò, per sfociare nel suo ultimo tratto nella Vena sciita della Tradizione islamica, e con il Segreto di Colui che viene, dell’Atteso, arrivare sino a noi intatta e pura.
Il Deposito proviene dalle Stelle o meglio il Vaso nel quale esso fu celato proviene da Lassù e rappresenta l’Acqua e il Cibo spirituali di tutti coloro che sentono il Richiamo della loro Autentica Natura, di quel Sé stesso che è l’Uomo Universale in loro.
Chiamatelo pure Graal, Sang Real, Hvar, ad indicare il Flusso dell’Acqua della Vita, il Vino chiamato anche Soma, Haoma, Amrita, che disseta i cuori di chi è in Cerca e li porta sino al Sé. Ciò che Esso rappresenta è la Luce della Conoscenza Suprema che non si svela ad altro che al Sé stesso quando colui che a Sé è ritornato, per chiamata predestinata, è “morto” a tutto ciò che non è Lui.
E’ l’Eterna Ricerca di quella Luce, che non è d’oriente o d’occidente, che in altri tempi è stata chiamata Cerca del Graal, ma se intesa nel suo Significato Reale, potremmo noi ora chiamarla diversamente?
Sicuramente no.
Aradvi Sura Anahita e Mithra, Maria e Gesù, Fatima e Alî. Queste sono tre delle Forme Esemplari che la Tradizione d’origine celeste ha preso nel Passaggio da un Tempo ad un altro. Anche se molti Nomi possiede la Diade Divina a seconda della Tradizione di riferimento. La Sostanza Celeste di quei Nomi fonda la Tradizione Primordiale dalla quale deriva la Parola che non muore, Madre d’ogni Vero Libro che sia scritto perché inscritto con la Luce delle Stelle sulla Volta del Cielo.
Sirio e Orione, Tir-Tishtrya, la Tradizione di Tarsis.


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